
| "Se non suoniamo
domani non suoneremo mai più"
Pete Townshend, subito dopo aver appreso la strage di Cincinnati con la proposta di Roger di sospendere il tour |
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| "Abbiamo
perso alcuni della famiglia ieri sera. Il concerto di stasera lo
dedichiamo a loro"
Roger Daltrey dal palco di Buffalo, il giorno dopo Cincinnati
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| "La prima
reazione è stata quella di sgomento, ci siamo trovati davanti a qualcosa
che per noi sarebbe stato difficile superare. Abbiamo pensato molto a quel
che è successo e ne stiamo venendo fuori solo adesso"
Roger Daltrey, aprile 1980 a Zurigo
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| "Se non è
mai successo nulla di simile in centinaia e centinaia di concerti che
abbiamo fatto in 15 anni, la possibilità che accada di nuovo e sempre di
una su un miliore di concerti (...) Quel che è successo a Cincinnati è
potuto accadere perchè i promoters hanno cercato di risparmiare sul
personale per guadagnare di più: alla fine non avevano abbastanza gente
per controllare tutte le porte ed alcune le hanno lasciate chiuse. (...)
Non c'è alcuna responsabilità nostra: noi dobbiamo assicurare la
sicurezza solo all'interno dei locali dove ci esibiamo, mentre i promoters
devono assicurarla all'esterno".
John Entwistle, aprile 1980 a Zurigo
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| "Gli Who come sono
stati finora sono finiti... morti seppelliti insieme a Keith. Non stiamo
neanche a chiederci chi possa sostituirlo perchè questo non è possibile.
Non sarebbe la stessa cosa. Keith era il piu' bravo batterista del mondo.
Neanche in cento potrebbero rimpiazzarlo"
Roger Daltrey, subito dopo la morte di Keith Moon
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| "La morte di Keith
ci ha fatto riflettere intensamente. Gli Who erano dei sonnambuli sul
ciglio di un burrone, avevamo iniziato ad autocelebrarci, stavamo girando
a vuoto, ma nessuno aveva il coraggio di ammetterlo. Quello che è
accaduto mi ha costretto a riflettere ed ho deciso di ripartire da
capo"
Pete Townshend, subito dopo la morte di Keith Moon
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| "E' molto più
facile suonare con lui che con Keith che non si sapeva mai su che tempi
andava. Keith era il batterista del mondo con cui era piu' difficile
suonare".
John Entwiste, riferendosi a Kenny Jones
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| "Mi fa un pò
impressione di dovermi unire agli Who perchè Keith è morto. Sarei stato
più contento se Keith avesse abbandonato il gruppo e loro mi avessero
chiamato. Ma keith purtroppo è morto ed anche io ne sento la
mancanza".
Kenny Jones
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| "Kenny ha un
feeling diverso, che rende il nostro suono più solido. Con Moon invece
era diverso, lui era irruente e creativo, rendeva il suono sicuramente
più mosso".
Roger Daltrey, aprile 1980 a Zurigo
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| "La morte di Keith
ha tenuto la band unita. Prima della sua morte la situazione era infatti
molto tesa: Keith non era più in condizione di poter suonare e la
soluzione non era tanto che lui lasciasse il gruppo, ma che noi ci
sciogliessimo. Non sapevamo più cosa fare ed eravamo tutti molto tesi. Lo
ripeto: la morte di Keith ha salvato il gruppo. E' una cosa terribile a
dire, ma è vera!".
John Entwistle, aprile 1980 a Zurigo
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| "Da ragazzo
giocavo moltissimo a bowling e il modo con cui lanciavo la palla verso i
birilli mi ha influenzato parecchio quando ho preso in mano la
chitarra".
Pete Townshend, 1965
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| "Eravamo alla
ricerca di un batterista quando, una sera, siamo incappati in Keith Moon
che si esibiva con altri musicisti... Era tutto rosso, vestito color
zenzero dalla testa ai piedi... Anche lo spirito con quale suonava era
rosso. Non solo il batterista ma anche l'essere umano più incredibilmente
inarrestabile che avessimo mai visto. Ci siamo guardati e abbiamo detto:
'Questo è il nostro uomo'.
Pete Townshend, 1973
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| "Se ci siamo
sposati? Come? Cosa? ( in coro, nda.) Spiacenti, non abbiamo capito la
domanda!"
The Who, 1971
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| "Ecco, dunque...
sul palco Roger ruota il microfono per affettare gli eventuali pomodori
che il pubblico ci tira e che, puntualmente, Pete cerca di evitare,
saltando continuamente di qua e di là, mentre io, con i piatti della
batteria, raccolgo le fette per poi darle a John che, nel frattempo, resta
lì in attesa di condire l'insalata".
Keith Moon, 1972
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| "Vuoi sapere la
verità, chi è Keith Moon? Oh no, non te lo dico. La verità non esiste.
E' quella che tu vuoi sentire. Io non so qual'è".
Keith Moon, 1975
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| "Ho scritto di
scrivere io stesso un articolo sulla rivista Rolling Stone perchè
raccontare me stesso attraverso un'intervista non sarebbe stata la stessa
cosa. Ciò che avevo da dire era talmente personale e così difficile da
esprimere che avevo paura di essere manipolato: la crisi degli Who, le mie
difficoltà personali, il conforto spirituale che avevo trovatoin Meher
Baba, la difficile conciliazione delle mie idee con quelle di Roger... Se
avessi fatto un'intervista si sarebbe trattato di una serie di domande
poste da qualcun altro. In realtà, la gente voleva sapere cosa ne era
stato degli Who e perchè io non concedevo piu' interviste da due anni. e
poi, dopotutto, mi piace molto scrivere".
Pete Townshend, 1978
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| "Mi dispiace ma
non sarà possibile fare quest'intervista, oggi..."
John Entwistle (1978) a un giornalista che stava per intervistarlo a casa sua quando a ricevuto una telefonata che lo avvertiva della morte di Keith Moon. Subito dopo rimase per più di mezz'ora in silenzio e immobile, seduto a piangere di fronte al giornalista.
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| "Raccontare come
ho reagito alla morte di Keith è per me molto difficile. Commentare la
morte di un mico e di una persona con cui hai lavorato per così tanto
tempo è compito molto arduo, si corre il rischio di dire soltanto emerite
fesserie. L'unica cosa certa è che tutti noi tre abbiamo provato un
grande, immenso dolore nell'apprendere la notizia. Per interi giorni non
riuscivo piu' ad agire: ero come immobilizzato e nel cervello mi ronzava
sempre questa frase: 'Ma non è possibile'. Per un pò sono stato inattivo
e nervoso, alla fine mi sono detto che la vita, nonostante tutto, doveva
continuare e allora ho ripreso a condurre una esistenza normale. Magari
con una punta di tristezza in più. Di quell oche hanno provato rofer e
John non ti posso dire nulla di sicuro: il dolore è sempre un sentimento
individuale, anzi il più individuale di tutti. Da quello che è capitato
a Keith per quanto mi riguarda ne ho tratto una grande lezione: di fronte
alla morte, tutto sommato, si può avere soltanto una reazione e cioè
un'incapacità cronica di concepirla e al tempo stesso, però, essere
drammaticamente rassegnati. Per me quello che c'è di imporante in questa
faccenda è soltanto la morte di un amico e collega di lavoro, compagno di
tante emozioni travolgenti, di una persona con la quale, bene o male, ho
diviso in modo decisivo sia la mia vita personale che artistica: gli Who.
Dal punto di vista extra musicale il ruolo che aveva Keith nella band ci
mancherà tantissimo. E' difficile definire quello che significava per
noi: era una specie di pazzo attaccabrighe sempre pronto alla battuta e a
combinare guai incredibili. Nella vita privata gli Who nonsi sono mai
ecessivamente frequentati e questo perchè il non vedersi al di fuori del
lavoro per un minimo di tre mesi era una giusta legge di compensazione
dopo un tour mondiale. Occasioni come queste, cioè un tour, facevano
impazzire Keith. Primo perchèamava moltissimo avere un contatto reale ed
immediato con il nostro pubblico e secondo perchè la tournèe era
un'occasione unica per divertirsi alle spalle di organizzatori,
albergatori e così via. In questo Keith era un vero e proprio
maestro".
Pete Townshend, 1979
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| "La morte di Keith
mi ha fatto capire quanto sia importante per me essere un cantante, un
uomo che sale sul palco mentre di sotto ci sono migliaia di ragazzi che lo
stanno aspettando per sentirlo cantare. Non mi fraintendere: quello che ho
appena detto significa che Roger Daltrey ama sopratutto il contatto
diretto con le persone, con quelli come lui. Vedi, sono pratico ormai di
cose di cinema e posso assicurarti che si guadagna molto di più in soldi
e celebrità girando un film piuttosto che girando il mondo con gli Who.
Prendi ad esempio i concerti che abbiamo tenuto nell'arena del Frejus: per
me sono stati molto importanti perchè ho ritrovato quello da tempo,
forse, avevo perduto... l'emozione indicibile che provo quando canto al
microfono frasi come 'See me, feel me' oppure quando vedo Pete correre
velocissimo da un lato all'altro del palco, o ancora quando, con la coda
dell'occhio, osservo John che da circa 15 anni se ne sta buono da una
parte a suonare il suo basso mentre noi tre - quando
c'era ancora Keith - ci diamo dentro come pazzi per accendere gli animi
dei ragazzi che ci vengono a vedere e sentire".
Roger Daltrey, 1979
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| "Guardare,
scegliere e asistere a tutti i filmati cronologici della storia
discografica e live degli Who per la realizzazione del nostro
film-documentario The kids are alright mi ha fatto notare il nostro
miglioramente musicale.
John Entwistle, 1979
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| "Cosa mi ha fatto
Ken Russel? Mi ha sconvolto la vita... (risata isterica, ndr). No, voglio
dire che non c'è spazio per una rockstar sul viale del tramonto o gruppi
rock formati da quarant'anni... C'è invece ancora spazio per attori in
età matura... (risata compiaciuta ndr). Io odio non far niente: è una
cosa terribile.
Roger Daltrey, 1983
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| "Essere di nuovo
con gli Who è una cosa buona e comoda: tuti quegli alberghi e mezzi di
trasporto di prima classe... quando sono in tour con la mia band giriamo
in autobus sgangherati, dormendo in pensioncine fatiscenti".
John Entwistle, 2000
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| "Gli Who non si
sono mai realmente sciolti! Avevamo solo smesso di fare tournèe. Bisogna
riflettere sul fatto che siamo stati in tour per anni senza mai fermarci
un attimo. Così non ci siamo più esibiti dal vivo per otto anni, fino a
che abbiamo ripreso con una sorta di reunion tour (Quadrophenia, 1997 nda).
Pete diceva di considerarsi ormai al di fuori degli Who, ma io non credo
che spiritualmente li abbia mai abbandonati".
Roger Daltrey, 2001
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| "Lavorare ad un
nuovo album degli Who è un'idea che non volevo realizzare,
suppongo, neanche morto. Però c'era un alone di autentica complicità
quando gli Who, sul finire dell'ottobre scorso, si sono ritrovati in
studio di registrazione insieme ad un produttore e ad un discografico, con
l'idea di tirare fuori qualsiasi cosa venisse fuori, anche se fosse stata
spazzatura. Penso che Roger, in particolare, fosse quello piu' determinato
a iniziare a 'vedere quello che sarebbe potuto saltar fuori a tutti i
costi'. Questa era la sua idea di un buon processo creativo. Ho subito
compreso che tutto ciò non mi sta bene, per niente. Io non guardo ad un
processo creativo come a qualcosa che salta fuori col ritrovarsi di vecchi
compari che si danno appuntamento per 'trascorrere insieme un pò di tempo
divertendosi'. Per me la creatività è sempre scaturita da un momento di
forte lucidità, trasportata da un incredibile flusso di energia. Se il
momento perfetto giungerà, allora ci ritroveremo a lavorare insieme e
faremo qualcosa di buono. Viceversa non ci sarà nessun nuovo album degli
Who".
Pete Townshend, 2002 |
I brani sono tratti da: "The Who" a cura di Giacomo Mazzone, Arcana Editrice
"The Who" di Eleonora Bagarotti, collana Legends, Editori Riuniti