London's Forum

25-03-2004

Roger Daltrey, Pete Townshend, Pino Palladino, Zak Starkey, John Rabbit Bundrick, Simon Townshend

"Sì, oggi fa freddo ma non come ieri. Infatti hanno aperto i cancelli alle 7 invece che alle 7:30", mi dice una coppia in fila dietro di me per entrare al Forum a sentire gli Who. È giovedì 25 marzo e per loro è il terzo concerto, hanno preso i biglietti per tutti e tre gli show di questo warm up e anche quello per il Royal Albert Hall, naturalmente. Se non fossero stati così simpatici li avrei ritenuti dei fanatici. Invece sono una coppia carina e gentile, gli unici disponibili a fare due chiacchiere nel gelo dell'attesa. Captando le conversazioni degli altri, mi rendo conto che io e la mia amica siamo le uniche a non aver visto gli altri due concerti e che non vedranno quello della RAH. Osservando la gente dietro le loro giacche, noto che l'età media dei fan in fila è piuttosto alta, qualcuno sembra perfino più vecchio di Pete e Roger, ma ci sono qua e là anche ragazzini molto giovani accompagnati da genitori over 40. Quasi nessuno invece dell'età mia e della mia amica, cioè intorno ai trenta. Il lui della simpatica coppia ci racconta di aver seguito gli Who dal '79, rammaricandosi di essere stato troppo giovane per vederli con Keith Moon. Quando, d'istinto, gli chiedo come suonino questi 'nuovi' Who, quelli del post John Entwistle, e come se la cavi il bassista, mi dice: "Non è la stessa cosa, sai. Non è la stessa cosa." Risposta prevedibile che mi fa pensare alla stupidità della mia domanda, ma sono in fila già da un po’, ho i piedi congelati e un'ansia che mi impedisce di tacere per più di qualche minuto di seguito. La mia amica si è procurata qualcosa da mangiare e da bere, io però ho lo stomaco chiuso per il nervosismo. Sto per vedere Pete Townshend e Roger Daltrey in persona, dal vivo, li vedrò suonare per la prima volta e non mi sembra ancora possibile.
Qualche ora dopo i cancelli del Forum si aprono, noi abbiamo i biglietti per il piano di sopra e senza corse folli, spintoni o cose del genere, ci ritroviamo in prima fila. Cioè davanti a noi c' è il vuoto e, a qualche metro in avanti verso il basso, c'è il palco. Il palco.
Quelli al piano di sotto, cominciano ad accalcarsi, chi è arrivato in prima fila può quasi toccare le tavole di legno del palco. I roadies cominciano a montare gli strumenti per la band di apertura. Sono quattro ragazzini che non suonano nemmeno particolarmente male ma che non vedo l'ora si tolgano dai piedi. E infatti, per fortuna, in meno di mezz'ora scompaiono. Adesso i roadies montano gli strumenti per gli Who, tra poco saliranno sul palco, ancora un po’ d'attesa.

Gli altoparlanti mandano canzoni fine anni '60 - inizio anni '70: Bob Dylan, Lou Reed, perfino la How do you sleep di John Lennon… Mah, è tutto surreale, che ore sono? Quando si spengono le luci?
Mi guardo intorno, il Forum è un locale piccolo, molto grazioso, prima era un teatro ed è tutto dipinto di rosso scuro, oro, azzurro. La gente continua ad alzarsi per andare al bar a fare scorta di birra. Quasi quasi mangio un pò delle patatine saggiamente prese da Valentina, altrimenti rischio di sentirmi male sul serio. Otto e un quarto… Otto e venti… Otto e veniticinque.Otto e mezzo.
Le luci si spengono.
Un boato. Dalla destra del palco appare una figura alta in jeans e maglietta scura, seguita da un'altra sempre in jeans ma con una camicia chiara. Sono loro. Sono Pete Townshend e Roger Daltrey. La gente urla WHO WHO WHO WHO WHO WHO.

Pochi secondi e attacca 'Who are you', travolgente, energetica, non proprio la canzone su cui di solito ci si commuova ma io sto piangendo, non riesco ad evitarlo. Canto e piango e non ho il tempo di sentirmi un'idiota e non me ne frega niente, niente di niente. C'è Pete che suona la chitarra a pochi metri da me e c'è Roger che canta e io sono proprio lì. Stavolta non è un video, un DVD un boot, sono lì in carne ed ossa. Attacca Can't explain, io e la mia amica ci guardiamo e sorridiamo, finalmente riesco a smettere di piangere e torno a capire qualcosa. Roger sembra esserci abbastanza con la voce, ma Pete ha dei problemi tecnici alla chitarra e alla fine della canzone si fionda piuttosto nervoso da uno dei tecnici facendogli cenno di alzargli il volume dello strumento, credo. In effetti la chitarra si sente molto poco. Arrivati a Bargain, Roger chiede al pubblico di cantare al suo posto il secondo 'the best I ever had', cosa che noi facciamo al massimo dell'entusiasmo. Pete intanto continua a saltare e a suonare come sa fare solo lui. È splendido. Però ha ancora problemi e alla fine di ogni canzone continua a rivolgersi ai tecnici. Da noi al piano di sopra l'audio purtroppo è pessimo, l'unico strumento che si sente veramente bene è la batteria di Zak Starkey che, per quanto ne posso capire io, sta suonando benissimo. Attacca Baba e anche la voce di Roger comincia ad essere scarsamente udibile, non so se perché ha avuto un calo lui o perché i problemi tecnici si sono estesi anche a quello. In compenso il secondo chitarrista, che non so chi sia e che fa anche i contro canti insieme a Pete, si sente perfettamente. Sembra divertirsi molto e qualche volta viene anche illuminato da un faro, trovandosi accanto a Zak che insieme a Pete e Roger è l'unico ad essere costantemente in luce. Mi piace il modo in cui hanno riarrangiato i pezzi, certo è strano che il basso sia sempre così in sordina, come alla fine di 5:15, ma credo sia la cosa più giusta che P&R potessero fare. Dal canto suo, Pino Palladino se ne sta lì nel suo angolo con una faccia triste (ma probabilmente è la sua espressione abituale) ed è costantemente in ombra, tanto che quando su My Generation gli lasciano 20 secondi di spazio per un mini solo con tanto di faro, sono felice per lui. Il paragone è del tutto improponibile. Il basso degli Who era John e non si vuole pretendere che la gente se lo scordi, l'ho trovato molto rispettoso da parte di Pete e Roger. La gente si esalta e urla lo stesso, io no, ma va bene così, ognuno reagisce a suo modo.
L'esilarante introduzione di Behind Blue eyes, in cui Pete da un'ulteriore prova del suo humor brillante, dimostra quanta intesa ci sia fra lui e Roger. È bello vederli scherzare così, è chiaro che non stanno fingendo e che se hanno deciso di andare avanti è perché realmente credono l'uno nell'altro, oltre che nella loro musica. Una parte di me aveva bisogno di questa conferma.
Lo show prosegue con la bellissima esecuzione di Love reign o'er me e con una super Won't get fooled again. Purtroppo la mia attesa per sentire le canzoni nuove verrà delusa. Il concerto dura meno di un'ora e mezzo e, quando ci rendiamo conto che è finito davvero, restiamo tutti un po’ male. Pete saluta in fretta e se ne va, inghiottito dal backstage. Non so se la durata della performance fosse stata programmata per essere così breve dall'inizio, magari in vista della RAH, come dicono alcuni ragazzi dietro di me, o se i problemi tecnici l'abbiano resa indispensabile; certo è che nessuno si aspettava una pausa dopo tanto poco e un bis così breve. Questa cosa ha lasciato a tutti l'amaro in bocca, e soprattutto a quei poveri mortali come me e la mia amica che avevamo preso un solo biglietto per un solo concerto ed avevamo pagato albergo, aereo ecc ecc.
Ma in ogni caso è andata in questo modo e preferisco concentrarmi anche nei ricordi sulla parte positiva della serata, anzi sulle parti positive perché ce ne sono state moltissime. Pete e Roger sembravano tutto tranne che stanchi, sembravano due ragazzini e vederli così in forma mi ha fatto rendere conto dal vivo di cosa voglia dire essere dei professionisti del rock, del fatto che se dopo tanti anni sono ancora lì non è per caso. E ammetto che non mi aspettavo di essere colpita ad un tale livello dal loro show, anche se lo aspettavo da secoli. Tra i due, Roger era quello che sembrava più coinvolto ed emozionato, Pete era un po’ nervoso per i disguidi tecnici e forse anche per altro, non lo so, ma lo seguo da troppo tempo per non sapere come è fatto, per non sapere quante volte il suo modo di essere gli abbia causato fraintendimenti e problemi. Lui è Pete Townshend e la sua musica ha espresso, esprime e spero continuerà ad esprimere talmente tante sfumature di bellezza, intelligenza, sensibilità, dolcezza, disarmante sincerità e onestà ontologica che davvero non voglio cedere all'istinto di prendermela per qualcosa che infondo non conta niente.

A chiunque stasera sarà alla RAH (29 marzo) auguro una bellissima serata, e a chiunque altro sia in dubbio se andare o no a sentire Pete e Roger in futuro consiglio caldamente di farlo. Il tempo è passato, e anche tanto, non ci sono più tutti e quattro e a qualcuno potrà non piacere il fatto che si chiamino ancora Who (e mi includo nel gruppo), ma questi due ragazzi degli anni '60 sono in grado di offrire uno degli spettacoli musicali migliori cui si possa avere la fortuna di assistere in questo periodo, e vi assicuro che mentre suonano non ha alcuna importanza come abbiano scelto di chiamarsi o non chiamarsi.

Un ringraziamento più che particolare a Sonia

Alcune foto del concerto sono disponibili qui

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