The Who
di
Ed Vedder

Gli Who hanno cominciato come uno spettacolo e sono
diventati spettacolari. Agli inizi, la band si pose con una chiara attitudine
alla distruzione; successivamente, per album come Tommy e Quadrophenia,
convogliarono quell'energia selvaggia in accuratezza e desiderio di allestire
esperimenti musicali su larga scala. Si ponevano la domanda "Dove sono i
limiti del rock & roll? Il potere della musica può modificare il modo di
percepire le cose delle persone?" Pete Townshend ritenne che nella musica
potesse risiedere un'importanza anche spirituale. Gli Who erano una band
incredibile, in cui l'autore principale delle canzoni era in cerca di
motivazioni e armonia all'interno della sua vita e che ha condiviso il suo
viaggio con gli ascoltatori, divenendo fonte d'ispirazione e incoraggiando altri
ad intraprendere la loro personale ricerca. Tutto ciò mentre finiva sul
Guinness dei primati con la band più rumorosa di tutti i tempi.
Con un po’ di presunzione, parlo a nome di tutti i fan degli Who dicendo che
essere un loro fan ha arricchito enormemente la mia vita. Quello che mi fa
arrabbiare degli Who è il fatto che abbiano già
sfondato tutte le porte del rock & roll, lasciando a noi altri da
rivendicare solo macerie e rottami. All'inizio erano degli arroganti e, come
dice Pete, erano "Una band molto ordinaria". Quando divennero più
consapevoli, quel tipo di atteggiamento prese a fare breccia e da lì sorsero le
radici del punk. Volevano suonare più forte ed ottennero che Jim Marshall
inventasse l'amplificatore 100-watt. Avevano bisogno di più volume e
cominciarono ad accatastarli. Si disse che il primo feedback per chitarra mai
realizzato su disco fosse quello di Anyway,Anyhow,Anywhere, del 1965. Gli
Who raccontavano delle storie all'interno dei confini una canzone ma, nello
spazio di un intero album, riuscivano a superare ogni tipo barriera. Quanto si
sarebbe potuto raccontare di una storia? E come si sarebbe potuto veicolarla ad
un vasto pubblico (prima dei video ecc ecc)? Distruggendo gli strumenti? Keith
Moon disse che avrebbe voluto catturare il pubblico prendendolo per le palle.
Pete ribatté che, come nel movimento autodistruttivo tedesco in cui si facevano
sculture che sarebbero crollate ed edifici che sarebbero esplosi, quella era una
forma d'arte.
Avevo circa nove anni quando una baby sitter mise sul piatto Who's Next.
I miei genitori non c'erano. Le finestre tremarono, le mensole scricchiolarono.
Rock & Roll! Da lì cominciai un'esplorazione all'interno di quella musica
che aveva anima, trasmetteva spirito di ribellione, aggressività, dolcezza.
Distruzione. E quella musica era la musica degli Who. Il periodo di metà degli
anni Sessanta con il Maximum R&B, mini opere, Woodstock, album solisti.
Immaginate cosa significasse per un ragazzino saltare sul quel treno in corsa
che è il Live at Leeds. "Ciao, mi chiamo Eddie. Ho dieci anni e sto
andando fuori di testa!" Gli Who su disco erano puro dinamismo. Roger
Daltrey trasmetteva vulnerabilità senza debolezza, dubbio e confusione ma senza
spazio per ammiccamenti. (Dovreste ascoltare la voce di Roger in una canzone dal
titolo Lubie [Come Back Home] è una bonus track dalla riedizione di My
Generation. Ha davvero una marcia in più.)
Molto probabilmente gli Who restano la miglior live band di sempre. Perfino
l'appassionato di classificazioni, leggenda del punk e storico della musica
Johnny Ramone è d'accordo con me su questo. Keith Moon e il suo modo di suonare
sono inspiegabili. John Entwistle era un enigma, un altro musicista virtuoso e
bizzarro. Roger trasformò il suo microfono in un arma, si direbbe da
autodifesa. E, intanto, Pete saltava stringendo una Gibson Les Paul degli anni
Settanta che, vi assicuro, è uno strumento veramente pesante. Dal vivo creavano
delle atmosfere uniche e sembravano come liberati dal rito officiato dalla loro
musica. (Guardatevi A quick one dal Rock and Roll circus dei
Rolling Stones).
Di recente, a Chicago, ho visto Pete tirare fuori note dalla sua chitarra
come un meccanico che strizza un panno per tirarne fuori tutto l'olio. Ho
osservato la chitarra animarsi e diventare un essere vivente, un essere il cui
corpo fosse torturato e il collo strozzato. Quando Pete l'ha messa via, potrei
giurare di aver avvertito un sospiro di sollievo provenire da quella chitarra.
Una Statocaster che grondava sudore. Il sudore di una chitarra.
John e Keith hanno fatto degli Who quello che erano. Ora sono diversi, ma sono
sempre gli Who. Roger è una roccia. E a questo punto si può dire che Pete sia
passato attraverso cose e abbia superato situazioni più di chiunque altro nelle
alte sfere del rock. Forse anche più di Keith Richards che era colpevole della
maggior parte delle cose di cui era stato accusato. Il batterista Zak Starkey,
qualche tempo fa, mi ha suonato una nuova canzone, Real Good Looking Boy.
Era incredibile.
La relazione fra il compositore-autore e il pubblico è cresciuta con gli anni.
Pete ha sempre pensato che "Delle celebrità del rock che si rapportano ad
un pubblico dovrebbero sentirsi dire 'Voi (band) siete lì mentre noi (pubblico)
impariamo a conoscere noi stessi anche grazie a voi', e non 'Voi state lì e noi
vi paghiamo un sacco di soldi per intrattenerci piacevolmente mentre mangiamo
ostriche.' " Lui era consapevole del fatto che la comunicazione potesse
avvenire ad un livello più alto, e sapeva anche che ad un certo punto il
pubblico avrebbe potuto dire 'Quando ci saremo stufati di voi, vi rimpiazzeremo
con qualcun altro.' Ma per me e per molti altri (compresi gestori di negozi,
operai, professionisti, fattorini d'alberghi, becchini, registi, musicisti) loro
non saranno mai sostituiti da nessuno.
Sì, Pete, la musica può cambiare le persone.
Un sincero ringraziamento a Sonia per la traduzione